Tutte le donne di Saura

Posted on dicembre 5, 2010 di

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È uno dei registi più importanti del cinema spagnolo degli ultimi cinquanta anni. Sceneggiatore, produttore e apprezzato fotografo, si è guadagnato un enorme prestigio. Ora presenta Flamenco, flamenco, una visione attuale su un genere musicale in cui le donne hanno, una volta ancora, un ruolo importante. Come nella maggior parte della sua vasta filmografia.

 

Con i suoi 68 anni, Carlos Saura continua ad essere un ammiratore instancabile dell’universo femminile e il suo sguardo si riempie di fascinazione mescolata ad una certa malizia quando ricorda le donne che ha portato sullo schermo. Da Carmen ad Antonieta, passando per Elisa, Carmela o Salamé.

Da tutte loro confessa di aver appreso che il loro mistero è insondabile per l’uomo ed è in qesta scoperta che risiede la sua capacità di seduzione. “Di fatto, il mio interesse estetico per il flamenco – che recupera per il grande schermo nel suo ultimo maestoso lavoro -, ha molto a che vedere con l’immagine della donna che danza (Sara Baras nel film) che è qualcosa di magico: dalla cinta in giù, le sua gambe e i suoi piedi si aggrappano alla terra sulla quale muove i tacchi quasi con rabbia, mentre dalla cinta in su, il suo corpo e le sua mani sembrano voler afferrare il cielo. È una metafora inquietante e meravigliosa”.

Saura considera le donne come elemento trasformatore nella vita dell’uomo “tra le altre cose, perché siamo molto più influenzabili di loro. Nel mio caso ho sempre vissuto dove le mi donne hanno voluto formare il loro nido, credo che questa sia un aspetto che riguardi le donne da tempi immemorabili; inoltre le donne hanno modificato sotto molti aspetti il mio modo di pensare e mi hanno aperto molto gli occhi”. Ricorda, in relazione a questo, come la sua compagna – Geraldine Chapline, protagonista di alcuni dei suoi film più interessanti, gli diede la possibilità di viaggiare, conoscere Chaplin, riflettere sul contrasto che esisteva tra la grigia cultura spagnola della fine del franchismo e “quella libertà della società anglosassone nella quale lei era cresciuta. Lei era – ed è – molto colta, molto libera e molto intelligente, però, come la mia attuale moglie – l’attrice Eulalia Ramón -, è anche molto sveglia, conosce di tutto, è molto complice. Riconosco che ho avuto molta fortuna con le donne, per davvero”.

Padre di sette figli, l’ultima – l’unica figlia che ora ha 15 anni, – lo lascia perplesso. “Innanzitutto, perché la vedo trasformarsi davanti ai miei occhi ad ogni secondo”, ma anche perché riconosco in lei elementi che differenziano i due sessi sin dall’infanzia. “L’aggressività dei ragazzi è qualcosa di ovvio e si manifesta nei giochi, nelle attitudini… Le bambine vivono in un altro universo. Da piccole, anche se non hanno mai avuto una bambola tra le braccia, si interessano alla maternità. Osservano con curiosità le donne incinta; è come se sapessero in modo naturale, che è un processo che ha qualcosa a che vedere con loro. In tante altre cose siamo uguali, in quanto a curiosità, azione, desiderio di potere o di controllo, però in questo penso di no”.

Detesta in lei, “come nella maggioranza delle donne”, alcuni aspetti che gradisce meno: “il fatto di lasciare tutto all’ultimo momento, di arrivare al cinema quando si stanno spegnendo le luci della sala, di prendere gli aerei all’ultimo secondo” – commenta divertito. “Ma anche questa tirannia che la bellezza esercita su di loro e che in un certo senso le schiavizza un poco. Anche le più indipendenti finiscono per cadere nella trappola del vestito, della borsa e delle scarpe. È qualcosa che mi disturba: fino a che punto questo stereotipo femminile che mostrano le riviste di moda, trasmesso attraverso modelli spettacolari che non rappresentano in assoluto le donne normali, incidono nella loro vita quotidiana”.

Sottolinea, senza dubbio, quanto sono cambiate le cose nelle ultime decadi, anche sotto questo aspetto “perché quando ero un ragazzo, le donne trascorrevano ore ed ore a prepararsi e adesso – meno male! – hanno molti altri interessi. Però, quando vedevamo una bella donna per la strada ci fermavamo a guardarla come se si fosse trattato di un essere proveniente da un altro pianeta. Per il tanto desiderio che avevamo. Adesso, i ragazzi non lo apprezzano perché lo stereotipo della donna idealizzata ed inaccessibile non è tanto radicato in loro; Forse in questo si è perso qualcosa del romanticismo. Le cose sono così. È il segno dei tempi.

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