Il tramonto del berlusconismo di Andrea Rizzi

Posted on luglio 30, 2010 di

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Il modello politico de Il Cavaliere sembra ferito a morte per l’incapacità di cristallizzare una dirigenza che diriga il paese, proprio il valore che lo aveva messo in testa alla polverizzata sinistra.

La parabola del berlusconismo si è alimentata in questi 16 anni di varie forze motrici, essendo il potere mediatico, senza dubbio, la più evidente di queste. C’è ne è un’altra, senza dubbio, allo stesso modo imprescindibile per comprendere il fenomeno: l’atavica iperframmentazione politico-sociale dell’Italia, un cosmo senza centro di gravità, nel quale si muovono come possono corporazioni, clan, caste, correnti di partito, sindacati e famiglie. Un sistema gassoso e atomizzato- praticamente dalla caduta dell’Impero Romano – che è la chiave per comprendere il disordine che possiede la vita collettiva italiana e della conseguente, ricorrente, fascinazione per la figura di uomini forti che promettono di riassettarlo.

Mussolini cavalcò un sentimento simile. In circostanze differenti, nell’Italia democratica delle ultime due decadi, Berlusconi ha captato un profondo desiderio di stabilità. Di fronte ad una sinistra polverizzata in decine di partiti, il magnate si raddrizzò agglutinando dietro di sé – forse, più propriamente, sotto di sé – le fila del centrodestra, l’appoggio dell’elite cattolica e della spina dorsale delle aziende del paese. Oggi, questa caratteristica fondamentale del berlusconismo patisce una sfida esistenziale.

Gianfranco Fini, l’alleato cofondatore del Popolo delle Libertà, ha portato fino all’estremo il polso con il leader. La ribellione, in sé, è un colpo duro per Berlusconi. Il suo fondamento diventa potenzialmente letale. Fini pone una “questione morale” alla base del suo dissenso. Lui e i suoi mettono quotidiane dita negli occhi del Governo, ad ogni caso di corruzione, abuso di potere o semplice indecenza del governo. Ogni volta che l’Esecutivo pone l’interesse di un particolare al di sopra del collettivo. La questione morale tocca fibra sensibile, il potente mondo cattolica da segnali di impazienza e la pentola giudiziale sta in ebollizione.

Il copione adesso è chiaro: Berlusconi lotterà a fondo per esaurire la legislatura, che scade nel 2013. Senza la corazza del potere, dovrà passare per forche caudine giudiziali terribili. I suoi oppositori, Fini, la democrazia cristiana, il centrosinistra, avranno la tentazione di ricorrere alla vecchia formula italiana del governo tecnico.

Berlusconi può vincere la partita, il suo contesto di potere ha ancora vigore. Però il berlusconismo sembra ferito a morte, per la constatazione della sua incapacità di cristallizzare una dirigenza che diriga ordinatamente il paese. Questo lo dissanguerà più che la rovina dell’economia o i suoi vagabondaggi sessuali. Molti italiani sembrano disposti a perdonare gravi peccati purché vedano garantita questa dirigenza.

“Ahi, serva Italia, nave senza nocchiere in gran tempesta” lamentò Dante in un canto del Purgatorio, nell’anno 1300. L’Italia soffre una difficoltà cronica nel dotarsi di nocchieri degni e capaci. È il lavoro di quelli che lavorano sotto coperta che mantiene la flotta. Spesso con navigazioni meravigliose.

Andrea Rizzi, Il tramonto del berlusconismo, «El Pais», 30 Luglio 2010.

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