Chimica e amore

Posted on settembre 1, 2009 di

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Parole d’amore in notturna. Niente di più banale. Come questo flusso nichilista che scorre tra le mie mani e tocca necesssariamente questa tastiera e mi tiene inchiodato a questo computer nelle ore più belle del giorno. Quando il resto del mondo si rifuga nel sonno.

Parole rubate come sempre. Stralci di poesia fatti a pezzi e rincollati. Per trovare un nesso, un senso al mio malessere.Un filo a questa trasmissione di dati.

Lascio allora lo spazio al poeta. Federico Garcìa Lorca e al suo “Sonetto del dolce lamento”.

Temo di perdere la meraviglia

dei tuoi occhi di statua e la cadenza

che di notte mi posa sulla guancia

la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva

un tronco spoglio, e quel che più m’accora

è non avere fiore, polpa, argilla

per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,

la mia croce e il mio fradicio dolore,

se io sono il cane e tu il padrone mio

non farmi perdere ciò che ho raggiunto

e guarisci le acque del tuo fiume

con foghe dell’Autunno mio impazzito.

Esco da quest’autunno impazzito. Mi avvicino ai temporali estivi di Mogol e alle note viscerali di Battisti. Perhè nonostante tutto Eri Bella. “Comunque Bella.

tu…vestita di fiori
o di fari in citta’
con la nebbia o i colori
cogliere le rose a piedi nudi e poi…
con la sciarpa stretta al collo bianca
come mai…
uh,na,na,na,na…
…ma eri bella…
…bella…
…comunque bella…

quando l’arcobaleno…
era in fondo ai tuoi occhi…
quando sotto al tuo seno…
l’ira avvelenava il cuore tuo perche’
tu vedevi un’altra donna avvicinarsi
a me
prima ancora che io capissi
e riscegliessi te
tu,uh,uh,uh…
eri bella…
…bella…
…comunque bella…
anche quando un mattino
tornasti vestita di pioggia
con lo sguardo stravolto
da una notte d’amore…siediti qui’
non ti chiedo perdono perche’
tu sei un’uomo…
coi capelli bagnati
(so’ che capirai)
con quei segni sul viso
(mi spiace da morire sai)
coi tuoi occhi arrossati
mentre tu mentivi e mi dicevi che
ancora piu’ di prima tu amavi me
tu,uh,uh,uh…
eri bella…
…bella…
…comunque bella…

Cogliere le rose a piedi nudi e poi..  Una stupenda immagine di libertà. Ma i fiori colti sono fiori già morti e che appassiranno presto. Come le rose di questo capolavoro di Fabrizio De Andrè.


Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole:
“Non ci lasceremo mai
mai e poi mai”
Vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto amore
ad appassir le rose
così per noi
L’amore che strappa i capelli
è perduto ormai
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza

E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti
al sole d’un aprile
ormai lontano li rimpiangerai
ma sarà la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato
per un amore nuovo

E sarà la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d’oro
per un bacio mai dato
per un amore nuovo

In effetti le affinità elettive sono una reazione chimica. L’entropia che si crea in un sistema ordinato. Johann Wolfgang Goethe, da buon chimico, ne aveva dimostrato il funzionamento utilizzando i suoi personaggi come particelle chimiche e regalandoci un sentito amore per la scienza, un vero amore per l’essere umano.

‹‹Appunto,›› rispose il capitano ‹‹e tosto impareremo a conoscerle in tutta la loro forza e precisione. Quelle nature che all’incontrarsi si scelgono e reciprocamente si condizionano, noi le chiamiamo affini. Già negli alcali e negli acidi, i quali, per quanto opposti e forse appunto perché opposti, si cercano e si uniscono con la massima decisione, modificandosi e formando assieme un corpo nuovo, quest’affinità salta all’occhio. Poniamo mente anche solo alla calce che manifesta per tutti gli acidi grande inclinazione, decisa tendenza a unirvisi. Non appena avremo il nostro gabinetto di chimica, vi faremo assistere a diversi esperimenti assai divertenti e che danno un’idea più precisa che non parole, nomi e termini tecnici.››

‹‹Permettetemi di confessarvi›› disse Charlotte ‹‹che, quando voi chiamate affini queste vostre straordinari sostanze, mi fa l’effetto, più che di una parentela di sangue, d’una spirituale, d’animo. È così che fra gli uomini possono nascere amicizie davvero significative, ché qualità opposte rendono possibile una più intima fusione. Aspetterò dunque che voi mi facciate vedere con i miei stessi occhi questi misteriosi effetti. E ora non ti disturberò più nella tua lettura,›› – quest’era per Eduard – ‹‹anzi, assai meglio informata, ti seguirò con attenzione.››

‹‹Adesso che ci hai stuzzicati,›› ribatté Eduard ‹‹Non te la caverai così a buon mercato: sono infatti proprio i casi complessi i più interessanti. Solo con essi si scopre il grado di affinità, vengono alla luce i nessi più intimi e forti, i più lontani e deboli; le affinità solo allora divengono interessanti, quando sian causa di separazioni››.

‹‹Dunque questa triste parola›› esclamò Charlotte ‹‹che ormai purtroppo tanto spesso s’ode al mondo, la si ritrova anche nelle scienze naturali?››

‹‹Come no›› rispose Eduard ‹‹Un tempo fu anzi indicativo titolo di merito dei chimici che li si chiamasse separatori.››

‹‹Oggi non più,›› replicò Charlotte ‹‹ed è un bene per davvero. L’unire è un’arte più grande, merito maggiore. Un unitore sarebbe benvenuto in ogni campo al mondo. E visto che siete in vena, illustratemi un paio di questi casi.››

‹‹In tal caso,›› disse il capitano ‹‹riportiamoci senz’altro a ciò che dinanzi abbiamo ricordato e discusso. Per esempio, quello che chiamiamo calcare è una terra calcarea più o meno pura, intimamente combinata con un debole acido che ci è noto in forma di gas. Se un pezzo di tale pietra lo si immerge in un acido solforico diluito, questo attrae subito la calce e si trasforma con essa in gesso, laddove il debole acido gassoso si libera. È avvenuta qui una separazione e una nuova composizione, tanto che ci sentiamo a usare il termine di affinità elettiva poiché sembra che davvero un legame venga preferito all’altro, che uno venga eletto al posto dell’altro.››

‹‹Perdonatemi,›› disse Charlotte ‹‹come io perdono al naturalista: perché in fondo si tratta solo di occasioni. L’occasione crea rapporti, così come fa l’uomo ladro; e se parliamo dei vostri corpi naturali, mi sembra che la scelta stia tutta nelle mani del chimico che mette a contatto tali sostanze. Ma una volta insieme, che Dio le assista! Nel caso presente, compiango solo il povero acido gassoso, di nuovo costretto a vagare all’infinito.››

‹‹Dipende solo da lui›› replicò il capitano ‹‹di unirsi all’acqua per portare ristoro, quale fonte minerale, a sani e malati.››

‹‹Il gesso ha un bel dire,›› riprese Charlotte ‹‹lui intanto è a posto, è un solido, non gli manca nulla, laddove quella povera sostanza respinta può darsi debba vederne delle belle, prima di ricollocarsi.››

‹‹Posso sbagliarmi di grosso,›› disse Eduard sorridendo ‹‹ma dietro le tue parole c’è un po’ di malizia. Orsù confessalo! In fondo, io sono ai tuoi occhi la calce che, catturata dal capitano come un acido solforico, è sottratta alla tua amabile compagnia e trasformata in refrattario gesso!››

‹‹Se la tua coscienza›› replicò Charlotte ‹‹t’ispira simili considerazioni, io posso star tranquilla. Questi paragoni sono garbati e divertenti, e chi non ama trastullarsi con le similitudini? L’uomo però occupa un livello ben più elevato di questi elementi, e anche e qui è stato prodigo nell’uso delle belle parole che sono scelta e affinità elettiva, farà bene a rientrare in se stesso e a cogliere l’occasione per meditare seriamente sul valore di tali espressioni. So, ahimé, di troppi casi in cui l’intima e apparentemente indissolubile unione di due esseri è stata infranta dal casuale intervento di un terzo, e uno dei due dinanzi così bene accoppiati ha fatto da capro espiatorio.››

‹‹Allora i chimici sono assai più galanti;›› disse Eduard ‹‹essi aggiungono un quarto, in modo che nessuno se ne vada a mani vuote.››

‹‹Si, davvero!›› intervenne il capitano ‹‹I casi più interessanti e singolari son proprio quelli che permettono di rappresentare concretamente l’incrociarsi, diciamo così di affinità, separazione e unione; quelli in cui quattro sostanze, finora accoppiate a due a due, poste a contatto fra loro rinunciano alla precedente unione per formarne una nuova. In questo abbandonare e abbracciare, in questo fuggire e cercare, par veramente di scorgere una fine superiore; e a queste sostanze noi s’attribuisce una sorta di volontà e di scelta, considerando pienamente giustificato il termine di affinità elettiva.››

Johanne Wolfgang Goethe (Die Wahlverwandtschaften) Le affinità elettive, traduzione Francesco Saba Sardi, Milano, Fabbri, 1991, pp. 35 – 39.

E lascio che l’ordine si ristabilisca, che la chimica faccia il suo corso e che il mio cuore risani le ferite. E proverò a dormire anch’io felice della fine di questo agosto.

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