Archivio per la categoria ‘Cinewriter’
Gli scrittori e il cinema
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 14, 2009

Cesare Zavattini
Si riferiva a Cesare Zavattini, il nostro maestro di soggetto e sceneggiatura, uno dei grandi della storia del cinema e l’unico che intrattenesse con noi un rapporto personale ai margini della scuola. Cercava di insegnarci non solo il mestiere, ma anche un modo diverso di vedere la vita. Era una macchina per pensare soggetti. Gli venivano a fiotti, quasi contro la sua volontà. E con tale fretta, che aveva sempre bisogno dell’aiuto d qualcuno per pensarli ad alta voce e acchiapparli al volo. Solo che quando li aveva portati a termine si scoraggiava. ‹‹Peccato che si debba farne un film›› diceva. Perché pensava che sullo schermo avrebbe perso molto della sua magia originale. Conservava le idee su schede ordinate per argomenti e attaccate con puntine alle pareti, e ne aveva così tante che occupavano una stanza di casa sua.
p. 46
Dal racconto La santa di Gabriel Garcìa Màrquez in Dodici racconti raminghi (tit. originale Doce quentos peregrinos), trad. it. Angelo Morino, Oscar Mondadori, Milano 1992, p. 46
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Pubblicato da unpopularpress su Agosto 17, 2009
Fervente appassionato di cinema e abile penna. Critico e storico del cinema, sceneggiatore e attore in diverse pellicole.
Ci lascia oggi, all’età di 80 anni, un vero amante del cinema.
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Pubblicato da unpopularpress su Giugno 8, 2009
All’uscita tutti sono contenti, pure se sta piovendo e non si è pensato di portare ombrelli. Un anziano ride ripensando alle risate, una donna dice: “Accussì adda essere ‘ombruoglio int’o lenzuolo, c’adda fa spassa”. L’imbroglio nel lenzuolo è la pellicola, il cinematografo. Lo chiamano così perché la parola è troppo strana, non riescono a dirla bene e si vergognano di incacaglaire, “cimetanocrafo”. O’ mbuoglio int’o lenzuolo è più spiccio e spiega bene che si tratta di un imbroglio steso sopra una tela.
Da Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli, Milano 2001, p. 122
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Pubblicato da unpopularpress su Giugno 8, 2009
Si andava contro il passato nel cinema […] si rompeva […] il concetto stesso di film, delle sue lunghezze, delle sue fruizioni, delle sue produzioni e non si è detto abbastanza – o almeno si è riusciti a dimenticarlo – che il valore rivoluzionario di un film come Roma, città aperta consisteva […] nell’avvertirci che i modi di produzione potevano essere totalmente sovvertiti e tra le pieghe e i fotogrammi di quel film non impressionarono tanto questa o quella battuta o quella immagine, ma la continua speranza di una trasformazione spaziale e temporale del prodotto cinematografico, che non doveva più subire una trafila all’americana, una catena di completamento all’americana.
Cesare Zavattini
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Pubblicato da unpopularpress su Maggio 18, 2009
C’è una tendenza a teorizzare sul cinema, a intendere la teoria come un’attività e il far cinema come un’altra, che puoi collegare a una teoria […]. Quando uno comincia a teorizzare sul cinema, uno comincia a chiudere il campo; diventa un campo di esperti in cui l’accesso è ottenuto attraverso la conoscenza accademica di un corpus delimitato di film “classici” e di modalità legittimate di leggere e parlare dei film. Questo è l’aspetto che trovo più sterile nella teoria. Per me è sempre necessario tenere a mente che non si può teorizzare sul cinema, ma solo con il cinema. È così che può rimanere aperto.
Tinh Minh-Ha
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Pubblicato da unpopularpress su Maggio 18, 2009

Diop Mambety
Uno deve scegliere tra impegnarsi in una ricerca stilistica o sulla mera registrazione dei fatti. Io penso che un regista debba andare al di là della registrazione dei fatti. Inoltre, io penso che gli africani, in particolare, debbano reinventare il cinema sarà un compito difficile perché il nostro pubblico è abituato ad uno specifico linguaggio cinematografico, ma dobbiamo fare una scelta: o si è molto popolari e si parla alla gente in un modo semplice e chiaro, oppure si cerca un linguaggio filmico africano che metta da parte la chiacchiera e si focalizzi più su come far uso delle immagini e dei suoni.
Djibril Diop Mambety
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Pubblicato da unpopularpress su Aprile 17, 2009
È questo che mi affascina delle istituzioni. Un’istituzione è in realtà come un organismo, un animale multicellulare, in cui alle cellule corporali corrispondono le persone. La parola «corporazione» significa corpo, l’incorporazione di perone in un corpo. È così che pensavano i Romani. cinque persone si incorporano e diventano un sesto corpo, soggetto alle stesse leggi dei singoli individui. Questo lo collego con il concetto di corpo umano, dove le cellule cambiano continuamente, vivono e muoiono, hanno una loro vita propria, eppure il flusso complessivo dell’esistenza del corpo come individuo continua. Coma funziona tutto ciò? È molto misterioso. La gente è affascinata dalle piccole sezioni della CIA, che potrebbero svilupparsi separatamente dal corpo della CIA. È come se un tumore, un fegato o una milza decidessero di avere una loro esistenza indipendente. Hanno ancora bisogno di condividere il sangue che scorre attraverso tutti gli organi, ma uno di loro se ne vuole andare e fare alcune cose per conto proprio. Tornerà indietro, dovrà farlo, ma in quel momento vuole avere le sue avventure personali. Questo mi affascina. Non lo vedo come una minaccia. Sarebbe una minaccia seria solo se tutti gli organi decidessero di andare in direzione diverse contemporaneamente. A un certo punto, il caos equivale alla distruzione. Ma nello stesso tempo il potenziale di avventura e di varietà creativa sarebbe elettrizzante.
Chris Rodley, Il cinema secondo Cronenberg, Pratiche Parma, 1994, p, 61
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Pubblicato da unpopularpress su Aprile 17, 2009
Buona parte del pensiero filosofico più elevato ruota attorno all’impossibile dualismo di corpo e mente… la base dell’horror . e delle difficoltà della vita in generale – consiste nel fatto che non possiamo comprendere in che modo si muore. Come mai una mente sana dovrebbe morire, solo perché il corpo non è sano? Sembra che in questo ci sia qualcosa di sbagliato.
da Chris Rodley, Il cinema secondo Cronenberg, Pratiche, Parma, 1994
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Pubblicato da unpopularpress su Aprile 4, 2009
Il vero pacifismo è coraggio, la forma raffinata del coraggio. Ma se un uomo viene da te e ti taglia una mano, tu non gli offri l’altra. No, se vuoi continuare a suonare il piano. Non dico che la violenza è ciò che fa di un uomo un uomo. Dico che quando la violenza arriva non puoi sfuggirla, devi riconoscere che il vero istinto, in te stesso come negli altri, è difendersi. Se scappi sei morto, o sarebbe stato meglio esserlo.
Sam Peckinaph
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Pubblicato da unpopularpress su Dicembre 6, 2008

- Charles Bukowski, Il capitano è fuori a pranzo e i marinai prendono il comando
Credo che la maggior parte della gente veda troppi film. Certamente i critici. Quando dicono che un film è grande, lo dicono in rapporto agli altri che hanno visto. Hanno perso la visione d’insieme. Sono continuamente tartassati da nuovi film. Semplicemente non capiscono, si perdono in tutto ciò. Non sanno più che cosa puzza veramente, che poi è quasi tutto ciò che vedono.
Charles Bukowski, Il capitano è fuori a pranzo e i marinai prendono il comando, Feltrinelli, 1998 (trad. it. di Andrea Buzzi), p. 137.
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