Archivio per Gennaio 2009
SPLINTERING: I Clowns di Federico Fellini
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 12, 2009
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KILLING TELEVISION: I Clowns di Federico Fellini
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 12, 2009
Con I clowns Fellini ripropone uno dei suoi temi preferiti: il circo. E questo film, anche se girato per la televisione, mi sembra racchiudere un po’ tutta la visione cinematografica del regista.
Il film è un omaggio alla tradizione circense e alla figura del clowns, rapsodo malinconico e girovago ormai destinato a sparire. E la nostalgia è il sentimento che percorre tutto il racconto, sin dall’inizio, in quel ricordo infantile che apre il film.
E il clown diventa uno strumento attraverso cui rappresentare la provincia italiana e gli strani personaggi che la popolano, in uno scenario bizzarro e affascinante.
Ma il film di Fellini mi sembra omaggiare l’artificio o l’artificiosità della comicità del clown. Il suo essere espressamente e volutamente innaturale, scontato, eccessivo, anacronistico. Così come lo è il cinema di Fellini, volutamente forzato, esagerato, saturo di immaginazione, palesemente barocco e poticamente bizzarro.
Ed anche la pratica metacinematografica (o in questo caso metatelevisiva) mi sembra un omaggio all’artificio, o meglio all’esposizione dell’artificio come mezzo utilizzato da Fellini per raggiungere la vera poesia.
E guardare Fellini continua ad affascinare, entusiasmare e commuovere, poiché la sua poesia è lì, anche quando cala il sipario, perché basta uno squillo di tromba per far tornare in vita un clown.
Il film si può guardare o scaricare gratuitamente on line sulla pagina dell’Internet Archive.
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Blob on Gaza
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 12, 2009
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SPLINTERING: Scarface di Howard Hawks (1932)
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 5, 2009
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SPLINTERING: Il sospetto di Alfred Hitchcock (1941)
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 4, 2009
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KILLING TELEVISION: Il Sospetto (1941) di Alfred Hitchcock
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 4, 2009
L’affascinante scapolo d’oro Johnnie Aysgarth (Cary Grant) seduce e sposa la bella e ingenua Lina McLaidlaw Aysgarth (Joan Fontaine).
Johnnie si rivela un bugiardo perdigiorno, un giocatore incallito ed un sospettoso uomo d’affari. I suoi continui debiti e la sua passione per i romanzi gialli fanno crescere in Lina il sospetto che suo marito possa essere un assassino.
Hitchcock è il solito maestro dell’ambiguità e si diverte a costruire la presunta colpevolezza del marito incastrando e intessendo una fitta rete di coincidenze. Ma non sapremo mai se questo “sospetto” sia attendibile o se nasca solo da una visione di Lina, un punto di vista falsato dalle continue delusioni ricevute dal marito.
Lo spettatore si ritrova così di fronte ad una visione parziale della storia, perchè ne osserva lo svolgimento solo attraverso gli occhi di Lina. Ed è questa parzialità la chiave del film. Niente viene risolto e il dubbio resta fino alla fine.
E Hitchcock serve il sospetto, lucciante e minaccioso su un piatto d’argento.
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KILLING TELEVISION: Intervista a Manoel De Oliveira in onda su Fuori Orario
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 4, 2009
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SPALMATO SU UNA SQUALLIDA POLTRONA IN ATTESA CHE IL FILM FINISCA: Into The Wild di Sean Penn (2007)
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 2, 2009
Sono qui per criticare Into the Wild, non per elogiarlo. Il film sin dall’inizio risulta essere troppo scontato, un ragazzo benestante che rinuncia ai beni materiali per dedicarsi ad una vita a stretto contatto con la natura. Una tematica così scontata che non credo di averla mai vista in un film americano. (Ma il cinema americano è un buon cinema).
Fuga, evasione, ribellione, perdizione sono tematiche abusate dal cinema americano. E il cinema americano è un buon cinema. Ma una scelta di vita non in linea con la ricerca della felicità non è un tema che ha così tanti precedenti. La rottura delle regole e degli schemi è stato un tema che spesso abbiamo riscontrato nel cinema made in USA ma quasi sempre questi personaggi erano dei losers, degli anti-eroi. In Into the wild, invece, il protagonista del film sceglie la propria condizione, segue la sua strada, anche se non sa dove questa lo condurrà. Siamo agli anti-podi anche dell’on the road di Kerouac. Non è un andare-andare-andare ricerca spasmodica dell’azione, di sé o delle avventure. È un essere, essere, essere, scelta di vita che si nutre dell’essenza. E per questo Sean Penn si impegna a costruire questo personaggio come un mistico, un profeta non portatore di una nuova religione o una nuova visione del mondo, ma cercatore della verità. Ma sono qui per criticare Into the Wild, non per elogiarlo.
La verità sembra d’altronde l’ossessione di tutto il film, asse portante della rinascita spirituale di Chris McCandless. Il film esce più di una volta fuori dai suoi ranghi e si palesa in tutte le sue forme. Alcune scene sembrano superflue, la macchina da presa manifesta più volte la sua presenza nel bel mezzo della natura incontaminata, gli attori che non solo guardano in campo ma spesso rivolgono la loro azione solo ed esclusivamente alla macchina da presa, la recitazione si palesa attraverso un copione spesso vuoto e ridondante, la colonna sonora finisce per invadere il film e porta a sovrapporre le parole cantate da Eddie Vedder alle immagini, le parole del diario di Chris vengono evidentemente riscritte in video, la voce fuori campo è spesso fuori luogo. Sono venuto a seppellire Into the Wild, non per elogiarlo. Eppure, crederei a qualche errore di forma se questi errori fossero disseminati in maniera casuale. Ma sono errori che si ripetono costantemente e finiscono per diventare uno stile, scrittura della verità. Perché il cinema americano oggi ci mostra film perfetti e vuoti, spacciandoci per reale quello che non esiste, mentre Into the Wild ci mostra l’imperfezione della verità, decostruendo un linguaggio a cui siamo abituati, palesandolo e mostrandoci tutta la sua ipocrisia. E allora Penn, che sembra aver girato il suo film più tranquillo, in realtà diventa un violento decostruttore di un cinema americano a cui non sentiamo più di appartenere, regalandoci la poesia di una visione libera come uno squarcio di cielo. Perché il cinema americano può essere un buon cinema.
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KILLING TELEVISION: Shrek di Andrew Adamson (2001)
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 2, 2009
Il mondo delle favole viene messo completamente a soqquadro da un’affascinante mostro verde, un anti-eroe grasso e puzzoelente eppure estremamente buono.
Solitario, schivo, e panciuto, il nostro eroe è spinto per ben due volte a compiere delle rocambolesche avventure per salvaguardare la sua solitudine da un occupazione di massa del suo stagno da parte degli abitanti del regno delle favole.
E così l’ordine delle favole viene sovvertito e decostruito: il principe azzuro viene trasformato in orco, il nobile destriero in un ciuco, il famelico drago diventa una dolce e affettuosa draghessa e la nobile principessa una ragozzotta dai modi decisamente bruschi.
E così la magica atmosfera delle favole diventa una fangosa e divertente palude dove tutti possono vivere allegramente.
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KILLING TELEVISION: Piccoli omicidi tra amici di Danny Boyle (1994)
Pubblicato da unpopularpress su Gennaio 2, 2009
Tre giovani amici in carriera, vincenti e affascinanti scelgono il loro nuovo coinquilino attraverso rigorosi e pungenti test.
Ma il nuovo coinquilino scelto muore qualche giorno dopo, lasciando una valigia stracarica di banconote. Questo è il pretesto, che sarà poi ridondante nei film di Boyle (vedi Millions, ma anche Trainspotting), dopodichè il regista si diverte a scandagliare i compotamenti di questi tre personaggi, le loro reazioni alle pressioni a cui sono sottoposti.
Boyle analizza così l’avidità umana tagliando i personaggi con il bisturi ma molto lentamente, lasciando trapelare a piccole dosi i lati oscuri delle persone. E così se il più introverso dei tre amici è il primo ad uscire fuori di senno, saranno poi gli altri due a mostrare il loro lato più disumano.
Così tra tradimenti, paure, violenze e menzogne, omicidi e sesso, si resta affascinati dalla violenza sociale di questo piccolo gruppo di amici.
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