Spesso i critici mi accusano dicendo che nei film non sono altro che me stesso. Ma essere se stessi è molto più difficile di quanto pensiate 4 months ago
E non mi dire che non mi conosci più, che ti sei dimenticato. Non mi dire che non ti ricordi più... 4 months ago
Una splendida avventura sulle acque del Missouri, un on the river affascinate e ricco di insidie.
In questo film, Haward Hawks, qui nella veste di regista e produttore, si diverte ad infrangere le regole base del western. Più che un western, infatti, Il Grande Cielo è un northern dato che i protagonisti della storia compiono una leggendaria risalita del fiume Missouri per commerciare pelliccie con la tribu dei Piedi Neri.
Il film ci trasporta in un’avventura ricca di inseguimenti, sabotaggi, sconforto, insidie naturali, festeggiamenti, amori insoliti, conflitti irrisolti, assassinii e ferite permanenti, affascinanti paesaggi immersi nelle incontaminate lande americane.
E come al solito, Hawks affascina per la sua apertura all’altro, al diverso ed anche se gli indiani sono spesso rappresentati in maniera troppo goffa, questo northern non presenta nessun indiano sanguinario o violento, ma una miriade di tribu diverse, sparse sul tutto il continente con diverse culture e tradizioni.
Di contro, il gruppo di viaggiatori-commercianti, è un grupppo di disadattati, incapaci a vivere nella nuove metropoli iperaffolate. Un gruppo di affascinanti piantagrane assetati di avventure, facilemente irritabili e impauriti ma anche straordinariamente assetati di conoscenza. Anche questo gruppo è formato da due etnie diverse, i francesi e gli americani, più due indiani Piedi Neri, la ragazza-ostaggio Ochio di Anatra e il vagabondo Povero Diavolo.
Affascinante in questa babele vagante è la figura dello Zio Zeb, americano alleato con i francesi e che parla diverse lingue indiane e finito in prigione perchè tentava di costruire una società commerciale che ostacolava gli interessi della Compagnia delle Pelliccie che deteneva il monopolio degli scambi sul Missouri. Il grande cielo è, dunque, anche una sfida al trust, un elogio alle imprese spericolate, una sfida ai limiti imposti dall’arroganza e dall’arrendevolezza.
E infine, è un film d’amore. o Meglio un triangolo passionale tra i due protagonisti maschili del film e la ragazza indiana, così Hawks finisce per complicare ancora di più le cose e le sottotraccie omosessuali dei suoi film vengono intrecciate al rapporto con l’altro, con il diverso, con una donna con cui non si può comunicare attraverso il linguaggio, con degli usi e dei costumi da comprendere.
Ed anche un racconto di formazione, la storia di un ragazzo che abbandona il suo vagabondare e il suo errare e si assume le responsabilità delle sue azioni.
Il Sundance Film Festival, il celebre festival del cinema indipendente americano, in collaborazione con You tube il popolare sito di video sharing lanciano il PROJECT:DIRECT, un concorso per giovani registi che porterà il vincitore a parteciapare all’edizione del prossimo Sundance.
Il concorso è una grande vetrina per i giovani aspiranti registi e un’interessante esempio di contaminazione di solide realtà cinematografiche con gli strumenti di Internet.
Con il Nerone Petrolini ci presenta un Paese governato da un imperatore goffo, ridicolo, col naso rosso e calvo. Un imperatore che vende stoffe, un mercante di benessere. Un imperatore che racconta storie, che si paragona ai grandi condottieri Omerici.
E Petrolini ci presenta un grande affabulatore, che sa intrattenere le folle e le disprezza, non avendone alcun rispetto. L’imperatore romano, infatti, finì per incendiare i sobborghi degradati della città (non si chiamavano ancora ROM); e cominciò a dare la caccia ad alcune religioni orientali, i cui membri furono accusati dell’incendio, anche per timore di attentati alla sua stessa persona. Erano religioni che predicavano la povertà, la rivolta fiscale, la distruzione degli idoli e denunciavano l’arroganza dei potenti (in quei tempi questi era il cristianesimo).
Il film, invece, è del 1930, una delle prime regie di Alessandro Blasetti. Si era nel periodo fascista eppure Petrolini non risparmia la sua satira tagliente ed efficace, con gag ancora attuali, nostro malgrado. 20 minuti di satira pura, solo 20 minuti per dimostrare che l’arte può essere ancora una forma aperta di dissenso e uno strumento di critica sociale.
Dire che il cinema è un attività di registrazione significa isolare il carattere che lo distingue dal teatro. A teatro attori e spettatori sono presenti nello stesso tempo e luogo, tutto quel che vedono e sentono gli spettatori viene attivamente realizzato alla loro presenza di esseri umani oppure da attrezzature teatrali che sono anch’esse presenti. Nel cinema gli attori erano presenti quando gli spettatori erano assenti (al momento della ripresa) e gli attori erano assetni quando gli spettatori erano presenti (alla proiezione). Non solo mi trovo ad una certa distanza dall’oggetto, come in teatro; ciò che rimane nel cinema a quella distanza non è più l’oggetto stesso, inaccessibile dall’esterno, come lo definisce Metz, un delegato che esso mi ha mandato mentre lui si ritira. Quel che definisce le regole per guardare riferite al cinema è l’assenza dell’oggetto visto. L’assenza dell’oggetto e i codici coi quali noi diamo significao a quell’assenza, sono il risultato del processo di registrazione tecnica. Il cinema svolge attività di registrazione; ma non potrebbe essere un’attività di registrazione se non fosse anche in senso specifico un’attività assimilatoria. Ciò che si assimila è una convenzione visiva: l’identificazione dell’oggetto con la macchina da ripresa. Durante la rappresentazione cinematografica gli spettatori ripetono l’azione del proiettore, e i loro occhi si comportano come se fossero dei fari. Senza l’identificazione con la macchina da ripresa taluni fatti resterebbero incomprensibili: per esempio, il fatto che gli spettatori non sono confusi quando le immagini sullo schermo “ruotano” durante una carrellata, nonostante essi sappiano di non aver girato la testa. Gli spettatori non hanno bisogno di girare veramente la testa; perchè hanno girato la testa nel momento in cui si sono identificati come soggetti che vedono tutto col movimento della cinpresa. Se l’occhio, che così si muove, non è più vincolato dalle leggi della realtà, si diventa capaci di ubicazioni multiple; allora il mondo cinematgrafico non sarà formato solo dall’occhio, allo stesso modo in cui il punto di riferimento visivo formava l’origine invisibile della prosepettiva nel Quattrocento, ma il mondo sarà organizzato per l’occhio. Questo segna un punto di svolta nell’adeguametno sociale dell’occhio. Al cinema sono contemporaneamente in questa azione e fuori di essa, in questo spazio e fuori di questo spazio; avendo il dono dell’ubiquità sono dovunque e in nessun luogo. L’attività di registrazione del cinema rende possibile ed è a sua volta resa possibile dall’attività di assimiliazione dello spettatore cinematografico.
Paul Connerton, Come le società ricordano, Armando Editore
L’ultimo film di Clint Eastwood è una creatura vivente che patisce la sofferenza dell’esistenza. Un corpo in movimento, mai rassegnato, che osserva si interroga e interroga. Un essere che respira, che soffre e geme, gioisce e spera.
Changeling è la lacrima che ti taglia il viso, il singhiozzo strozza in gola, il riso irriverente sulle prepotenze del potere. Un cuore che pulsa in un corpo gracile di donna, il sangue che scorre all’impazzata nelle vene e che ribolle violento per diluire un mondo che marcisce.
Sono occhi che scrutano in cerca di verità, mani che si incontrano per solidarietà. E respiri profondi, intensi. Sospiri. Sgaurdi che si incontrano, cervelli che intuiscono, vite che si inseguono.
Un corpo errante in cerca di divinità, che non appare qui nella solidarietà cristiana verso i più deboli e gli sconfitti ma come una costante denununcia ai soprusi del potere, lo smascheramento di intrighi e di cospirazioni. Sono le passioni di un pastore combattente, di un boia assassinato, di potenti senza erezioni, di puttane ingiustamente criminalizzate, la sofferenza delle madri dopo la strage degli innocenti.
E il divino diventa la ricerca del Vero, il trionfo della giustizia, la purezza dei sentimenti, la passione dell’uomo contro ogni abuso di potere, contro le autocelebrazioni di prepotenza.
E il divino può manifestarsi in forme diverse, e può assomigliare ad una statuetta d’oro, 5 Oscar asseganti alla poesia di Accadde una notte mentre la babele spettacolare e corrotta di Cleopatra resta a guardare.
Un pensiero sul cinema del più grande fumettista di tutti i tempi Andrea Pazienza, estratto da una raccolta pubblicata da Einaudi.
Andrea Pazienza, Paz , a cura di Vincenzo Mollica, Einaudi 1997
Il più grande film della storia del cinema è senza dubbio Ultimo tango a Parigi, il massimo.
Donne in amore ha il miglior soggetto. Fino all’ultimo respiro, un film francese degli anni Sessanta, che ho studiato al DAMS, mi ha appassionato per un certo periodo. Fellini mi piace moltissimo, non mi piaceva quando ha fatto il manifesto per La città delle donne. Questo film ora lo considero un capolavoro perchè frutto di un lungo esercizio che manca nella maggioranza dei film che vedo, e l’esercizio può essere di volta in volta ricostruzione storica o onirica.
Uno degli intro più belli degli anni ‘90 al cinema.
In sottofondo Lust for Life di Iggy Pop che accompagna il monologo di Rent nella sua dissacrazione della normalità borghese.
Una vera e propria poesia del nichilismo del medioevo di fine millennio. Pensando a chi non lo ha superato, a chi si ostina a viverlo, alla mediocrità che ancora continua ad imperare e a chi cerca strade da percorrere che non siano quelle dettate dall’eroina.
Rigorosamente in italiano, perché è così che lo abbiamo adorato.
Tra il 21 e il 29 novembre è rinnovato l’appuntamento con il Festival del Cinema indipendente di Foggia. L’VII edizione del Festival si svolgerà in diversi luoghi della Puglia: Il Teatro del Fuoco e Palazzo Dogana di Foggia, il Teatro di San Marco in Lamis, l’Auditorium di Rodi Garganico, la sala cinematografica di Bovino e altri luoghi pubblici della Capitanata.
La manifestazione è articolata in sei sezioni ufficiali e due sezioni sperimentali:
SEZIONI UFFICIALI:
Sezioni ufficiali:
- Lungometraggi (opere di autori italiani indipendenti)
- “Visioni in corto” (opere di fiction di durata non superiore a 20 minuti)
-“I cortissimi” (opere di fiction di durata non superiore a 5 minuti)
- Università, Scuola e Cinema (lavori prodotti dalle scuole e dalle Università con la durata massima 20 minuti)
- I corti del territorio (lavori realizzati da autori residenti in provincia di Foggia, durata massima 20 minuti)
- Cinema&Psiche (fiction, docu-fiction e documentari sul tema del disagio psichico e dello stigma).
SEZIONI SPERIMENTALI
- TV Pilots (Puntate zero di opere destinate alla televisione, tv movie, progetti di fiction televisive – durata massima 60′)
- Visionary Journalism (documentari o docu-fiction su cronaca e attualità – durata massima 30′).