Archivio per Ottobre 2008
SPALMATO SU UNA SQUALLIDA POLTRONA IN ATTESA CHE IL FILM FINISCA: Pranzo di Ferragosto di Gianni di Gregorio (2008)
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 31, 2008
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KILLING TELVISION: L’imbalsamatore di Matteo Garrone (2002)
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 31, 2008
Un fatto di cronaca rivisitato in chiave noir che non riesce mai a far immedesimare lo spettatore. Il triangolo tra Peppino Profeta, Valerio e Deborah, infatti, risulta mal assortito e le contnue fughe dei protagonisti non riescono a rendere l’asfissiante atmosfera che questa storia dovrebbe generare.
Ben costruite invece le relazioni ambigue tra i due protagonisti, i sotterfugi, l’odio amore di un’amicizia maschile, che può sfociare in una relazione che va a minare alla base la costruzione della famiglia patriarcale.
Ma il film manca di pelle, di contatti umani, di sentimenti viscerali e di viscere di animali magistralmente nascoste, manca di passionalità, preferita all’indiscutibile gusto estetico di Matteo Garrone. E come negli altri suoi film dietro all’immagine non c’è pensiero, non c’è artificio, non c’è azione, non c’è nulla di celato, non c’è una presa di posizione. Solo immagine fine a stessa, che rimanda al gusto santificato del nulla a cui siamo abituati. E le immagini si possono venerare, si possono premiare, si possono esaltare, possono creare nuove religioni. Ma restano un simulacro di una realtà che si vuole celare.
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Quando parlare degli eventi
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 25, 2008
Il Festival del cinema di Roma è stato ignorato da questo blog perché è una manifestazione che noi della Nouvelle Punk rifiutiamo apertamente. E sappiamo bene che è controproducente anche parlarne male. Le feste dei vip, le passerelle, i tappeti rossi, le auto di lusso, le star, i buttafuori, i biglietti di ingresso, le selezioni, i critici cinematografici, i giornalisti, il jet- set, il jet-ott, i vestiti firmati sono così lontani dalla nostra concezione di cinema che è giusto tenerli fuori dal nostro discorso.
Quando però un gruppo di studenti irrompe nel museo del cinema d’élitè non possiamo che inserirlo nel nostro spazio. I riflettori puntati solitamente sulle star vengono spostati sugli studenti precari che manifestano l’esistenza di forme di vita pensanti in Italia. E la faccia dissidente del Paese si vede e riesce a fare irruzione se non alla Festa del cinema (perché impedita dalle solite manganellate) almeno sulle pagine dei giornali.
E così mentre oggi il genio inventore della kermesse radunava i suoi prodi in piazza, penso a tutti i milioni di euro andati in fumo in questi tre anni di feste, quando del cinema italiano non ci sarebbe nulla da festeggiare. E poi penso agli studenti fuori sede che devono fare due lavori (a trovarli!) per mantenersi gli studi. E penso all’amministrazione capitolina che non ha mai preso nessuna iniziativa seria per fronteggiare le speculazioni immobiliari a parte iniziative iperpubblicizzate rivelatesi poi delle buffonate.
E se questa generazione senza futuro si sta facendo notare per il suo attivismo è perché il futuro ce l’hanno strappato di mano a vent’anni. E se penso che le fondazioni che il ministro Gelmini vuole introdurre all’università sono state applicate nella gestione dell’impresa culturale dell’auditorium ritengo che non solo è giusto rivendicare un posto in passerella ma bisognerebbe strappargli da sotto il culo il tappeto rosso ed usarlo come striscione alla prossima manifestazione per affrancare la cultura dai soldi riciclati dagli affari illeciti che governano questo paese.
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Journées Cinématographiques de Carthage
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 23, 2008
Dal 25 ottobre al 1 novembre 2008 si terrà a Tunisi la 22esima edizione dello storico festival del cinema africano.
Nessun’altra informazione.
Il resto lo potete trovare sul sito ufficiale o in questo bell’articolo su Cinemafrica di Maria Coletti.
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Cinemazero
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 23, 2008
Mi chiedevo ancora oggi se quesa storia della nouvelle punk fosse solo un’altra delle mie follie. E lo è indubbiamente. Quando ti ritrovi a sclerare per l’ennesima volta senza nessuno che ti capisca ci perdi un po’ le speranze.
Rimani deluso ancora una volta a sentirti dire: il cinema si fa coi soldi e per i soldi. Altrimenti è una merdata.
E i tuoi sogni di cinema in tre accordi e qualche idea sfuma perchè sai che chi ti sta di fronte ha deciso di voler far carriera. E lo capisci da quegli occhi che iniziano ad avere un discreto margine di alienazione.
Il cinema è pronto per rivoluzionarsi. Non lo saranno le strutture, non lo saranno i produttori, non lo saranno i registi di oggi. Ma il cinema si.
E intanto qualcuno in giro per l’Italia si diverte ad azzerare tutto e presenta un festival dove i requisiti per accedere sono la mancanza di soldi, attrezzature e tecnici: una provocante autoriduzione a cui non si può sfuggire.
E così mentre burattini e burattinai sfilano sul tappeto rosso del Festival del cinema di Roma a Trento viene bandito il secondo concorso di CinemaZero che si terrà tra il 26 e il 27 novembre 2008. Un vento fresco dal nord Italia per smuovere le acque stagnanti di quest’entorme palude cittadina.
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RIFF 2009: Roma Indipendent Film Festival
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 22, 2008
Torna l’ottava edizione del RIFF a Roma, nella nuova location del Nuovo Cinema Aquila al Pigneto. Per inviare i propri lavori c’è tempo fino al 15 novembre 2008.
Le sezioni in programma sono:
Queste le sezioni in concorso:
Feature Films (lungometraggi);
New Frontiers (opera prima)
Documentary Films (documentari a tema libero e sui diritti umani);
Short Films (cortometraggi);
Digital Video (digitale);
International Student Films (per studenti delle scuole di cinema);
Animation (animazione);
Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti)
Il programma dell’edizione 2009, che si svolgerà tra il 19 e il 27 marzo, prevede inoltre anche delle retrospettive e seminari e premi per un ammontare di 50.000 euro.
Per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale.
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(Ec)CCITAZIONI: Lupo solitario (indian runner) di Sean Penn
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 22, 2008
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KILLING TELEVISION: Gallipoli: the broken years (1981) di Peter Weir
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 22, 2008
In Gallipoli viene presentata la prima grande Guerra Mondiale da un punto di vista inconsueto: cioè la guerra vista dagli australiani.
Ma il film potrebbe anche essere considerato un romanzo di formazione spezzato, in quanto racconta la storia di due giovani ragazzi centometristi molto promettenti che, dopo aver disputato una gara, uniscono le loro forze per raggiungere un obiettivo comune: quello di arruolarsi nell’esercito australiano. Ed infatti i due protagonisti, Archy e Frank, trovano subito una grande intesa, diventano grandi amici, compiono le più svariate avventure, riescono ad arruolarsi e finiscono per l’addestramento al Cairo prima di essere mandati in quell’enorme mattatoio della guerra di trincea.
La guerra, dunque, osservata anche dalla pulsione giovanilistica, come dimostrazione delle proprie capacità, come volontà di partecipazione alla storia che si stava compiendo. Ma la realtà finisce per imporsi improvvisa e devastante sin dallo sbarco sulle coste italiane. Le bombe, che da lontano sembrano meravigliosi fuochi d’artificio rivelano sul campo di battaglia tutto il loro potenziale distruttivo.
Così sotto una pioggia di proiettili, impediti nei movimenti a causa dell’affollamento delle trincee i due giovani sono impossibilitati alla corsa, sono costretti, come tutti ad aspettare gli ordini e a non poter più dettare alla vita i propri tempi.
Ma i comandanti si rivelano guide non proprio infallibili e le loro scelte strategiche finiranno per portare al massacro la gioventu nel pieno dello splendore, trivellata di colpi sotto il peso di una divisa troppo ingombrante.
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KILLING TELEVISION: Indian Runner (Lupo solitario, 1991) di Sean Penn
Pubblicato da unpopularpress su Ottobre 21, 2008
L’esordio alla regia di Sean Penn è ispirato da una canzone del Bruce Springsteen HIgway Petrol man ed è uno di quegli incontri ispirati e riusciti. Il brano del “Boss” parla di Joe un poliziotto onesto e ligio al suo dovere e Frank, un reduce del Vietnam impossibilitato a reintegrarsi nella società americana. Il film di Sena Penn, invece, ci conduce alla ricerca della violenza di Frank, generata non solo dalla sua adolescenza difficile o dalla guerra in Vietam, ma una violenza che ritroviamo come formazione culturale di una nazione che ha come radici della sua nascita lo sterminio di un intera popolazione.
Il primo omicidio che vediamo nel film, infatti, è commesso proprio dal poliziotto, Joe. Ma è un omicidio che passerà in secondo piano per il resto del film perchè socialmente accettato, istituzionalmente riconosciuto ed eseguito per leggittima difesa. Le aggresioni di Frank, invece, non possono essere tollerate in quanto gratuite, estremamente violente ed istintive. Tra la violenza di Frank e l’omicidio di Joe si viene così a creare la stessa differenza che passa tra uno scalpo commesso da un indiano e un bombardamento di una città commesso da un esercito per difendere la patria o qualche imprecisa idea di democrazia ed ordine.
Il film di Penn risulta, dunque, un aspra critica all’america, riprendendo gran parte del filone americano degli anni ‘70, eppure non c’è nessun esaltazione dell’anti-eroe. Frank, infatti, non riuscirà ad integrarsi ad uno stile di vita tipico dell’americano medio. La sua fuga nel finale, infatti, resta un esplicito rifiuto della famiglia borghese che ormai ha messo al mondo con la nascita del figlio ma è una fuga macchiata da un essima violenza gratuita a cui non si possono dare giustificazioni.
E nonostante i dubbi e i vuoti laciati volutamente da Sean Penn nel corso del film, la citazione di Rabindranath Tagore nel finale resta un solido punto di chiusura: Ogni bambino che nasce ci ricorda che Dio non è ancora stanco degli uomini.
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