Spesso i critici mi accusano dicendo che nei film non sono altro che me stesso. Ma essere se stessi è molto più difficile di quanto pensiate 2 days ago
E non mi dire che non mi conosci più, che ti sei dimenticato. Non mi dire che non ti ricordi più... 2 weeks ago
Da martedì 14 a giovedì 16 luglio sulla terrazza della Casa della memoria e della storia verrà presentata la rassegna Cinema, storia e… che questa volta ha come tema “i giovani”.
Martedì 14 Luglio 2009 alle ore 21
“Caterina va in città” di Paolo Virzì (2003)
“Ieri all’università” di Sergio Zavoli (1968)
Mercoledì 15 Luglio 2009 alle ore 21
“Juno” di Jason Reitman (2007)
“Storia di Filomena e Antonio (L’eroina a Milano) di Antonello Branca (1976)
Tradotto con un’improbabile I love radio rock, forse per accaparrare i vari fan della radio rockettara italiana, il film di Richard Curtis strizza l’occhio in modo molto sincero alle emittenti pirata londinesi che negli anni sessanta riuscirono a soddisfare le esigenze di evasione dei ragazzi della società londinese espresse magnificamente nella musica rock.
La BBC, ma anche la RAI in Italia, si dimostrò incapace di comprendere il cambiamento in atto e preferì dichiarare illegali le stazioni radiofoniche che trasmettevano questo nuovo sound, aizzando ancora di più lo spirito provocatorio che quella generazione si portava dentro.
Il film di Richard Curtis è la storia di questa nave attraccata in acque internazionali che offre dell’ottimo rock’n'roll a tutta l’Inghilterra. Tra gag surreali, droghe leggere, abiti colorati, grandissime battute, ottimi vinili e tanta energia il film restituisce lo spirito del rock. Quella voglia di fare che va al di la del controllo sociale.
Nessuna esaltazione dell’eroe, nemmeno un esplicito omaggio a Giancarlo Siani. Fortapàscdi Marco Risi è il ritratto di un uomo che ha scelto il suo lavoro e che vuole farlo decentemente, forse senza nemmeno aspirare alla perfezione. Ma Siani non si accontenta di fare ciò che gli dicono di fare, crede alla sua vocazione e crede che fare il giornalista voglia dire cercare la verità e volerla raccontare anche a costo di mettere in gioco la propria vita.
E il film di Risi ci accompagna nel cuore della Napoli anni ‘80 tra costruzioni abusive e camorristi palazzinari che si gonfiavano le tasche con la ricostruzione del terremoto dell’Irpinia lasciando sprofondare le periferie della città partenopea, con l’aappoggio di giunte comunali corrotte e ingrassate.
E sembra di essere davvero tornati 24 anni indietro. Quando tra quei vicoli si andava a giocare a pallone e i nomi dei vari clan ti arrivavano come qualcosa di minaccioso e incombente. I vari Nuvoletta e Gionta sembravano veramente minacciosi e forse lo erano per davvero, come quegli spari che arrivavano in lontananza, con le mamme impaurite che ci richiamavano a casa e con i genitori degli amici che sparivano da un giorno all’altro per degli scambi di persona.
Si sparava e si spara ancora a Napoli. Eppure c’è ancora qualcuno che continua ad andare al di là dei fatti di cronaca, che cerca di capire le connessioni esistenti tra il mondo degli affari, quello della politica e quello della malavita organizzata. Ed oggi, come allora, sono giornalisti e scrittori che utilizzano le parole per spiegarci il nostro mondo, che sacrificano la propria vita per scavare la verità.
E allora questo film è un omaggio a tutti coloro che continuano a resistere, che lavorano per un mondo migliore, che provano a realizzare i loro sogni e che gettano le basi per il futuro. Perchè oggi non ci sarebbe Saviano senza Siani. E non ci sarebbero persone pronte ad ascoltare le voci fuori dal coro.
Il sogno americano che si trasforma in un incubo. Le paure che hanno accompagnato la generazione degli anni ‘50 e il vuoto, l’infernale vuoto che si crea quando stai vendendo i tuoi sogni per un misero salario.
La bella relazione tra Frank e April (sognatore lui e aspirante attrice lei) finiscono nella monotonia della suburbia americana, nel conformismo dell’American way of life, nel buco nero della felicità stereotipata e di villette con giardino fatte in serie.
Mi sono sempre chiesto come sarebbe andata avanti la storia d’amore tra Romeo e Giulietta se il loro amore non fosse finito in un lento ed inesorabile soffocamento e Sam Mendes ci ha dato una risposta possibile, salvando dal Titanic Leonardo Di Caprio e Kate Winslet e lasciandoli affogare lentamente ed inesorabilemente nella disperazione.
Roberto mi ha insegnato che il soggetto di un film è più importante dell’originalità dei titoli di testa, che una buona sceneggiatura deve stare in dodici pagine, che bisogna filmare i bambini con maggior rispetto di qualsiasi altra cosa, che la macchina da presa non ha più importanza di una forchforchetta e che bisogna potersi dire, prima di ogni ripresa: “O faccio questo film o crepo”.